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22.11.03 visita di solidarietà in sinagoga dopo gli attentati di Istanbul e Djerba (art. AVVENIRE  23.11.03)

Convivenza possibile: SINAGOGA DI VIA GUASTALLA- Milanesi solidali con gli ebrei  dopo l’attentato di Istanbul

I milanesi hanno accolto l’invito di Gad Lerner e Dino Boffo e sabato 22 novembre hanno riempito la sinagoga di via Guastalla. Centinaia di persone hanno partecipato alla preghiera del shabbat per esprimere la piena solidarietà con gli ebrei. Due settimane fa infatti i terroristi avevano inferto un duplice e sanguinoso attentato alle sinagoghe di Istanbul seminando terrore. Per questo Lerner ha inviato una lettera ad “Avvenire” dicendo che ora «molti ebrei italiani hanno paura di andare a pregare il sabato mattina in sinagoga».Ma in un momento come questo «non è morale lasciarvi soli», gli ha risposto il direttore Boffo,         accettando così l’invito di recarsi anche lui alla preghiera. Anche il sindaco Gabriele Albertini ha voluto «condividere con la comunità ebraica la preoccupazione per quanto sta accadendo» e lo stesso ha fatto il prefetto Bruno Ferrante. Dopo gli ultimi episodi di violenza, il prefetto ha assicurato che in città sono state prese nuove misure di sicurezza, per questo i milanesi «non devono cadere nel tranello dei seminatori del terrore: avere paura sarebbe un errore». Oltre a diversi rappresentanti della vita civile e politica cittadina, ha partecipato al shabbat anche una delegazione della diocesi, con il Moderator Curiae  monsignor Mario Spezzibottiani, don Gianfranco Bottoni del Servizio  per l’ecumenismo e il dialogo e don Gianni Zappa, portavoce dell’arcivescovo. Moltissimi i cattolici che  sotto la pioggia hanno atteso di entrare in sinagoga:agli uomini sprovvisti di kippah veniva fornito il tradizionale copricapo (da indossare in segno di rispetto e di adorazione a Dio), mentre le donne imboccavano le scale che le avrebbe condotte nella parte superiore a  loro riservata. In realtà le donne  ebree non sono tenute alla rigida osservanza del shabbat perché molta preghiera si svolge già tra le mura domestiche, attorno alla tavola. In rappresentanza del mondo arabo ha partecipato alla preghiera in sinagoga Alì Schutz, della Casa della cultura islamica, mentre il presidente della comunità ebraica Roberto Jarach, con la kippah azzurra, faceva gli  onori di casa accogliendo tutti con grande soddisfazione. Verso le dieci è giunto anche Gad Lerner, con i suoi due figli, come aveva promesso:  si è messo sulle spalle il talleth, lo scialle che indossano i più osservanti e ha preso posto in quarta fila con l’amico Boffo. Una liturgia lunga e solenne, con parti cantate e altre proclamate,non facile da comprendere, ma i più fortunati hanno potuto seguire perché avevano il libro di  preghiere e la Torah con la traduzione a fronte in italiano. Quello del 22 novembre era sabato particolarmente solenne, non soltanto perché molti cattolici si sono stretti in preghiera intorno alla comunità ebraica di Milano, ma perché si celebrava il Bar Mitzvà, che significa “figlio del precetto”. Al compimento della  maggiore età, 13 anni, ogni ragazzo è infatti obbligato ad osservare tutti i precetti religiosi e nel giorno del Bar Mitzvà, davanti a tutta la comunità, legge per la prima volta a voce alta la Torah in sinagoga. «Sarai un adulto della comunità ebraica e quindi della comunità umana, consapevole e responsabile », ha detto Laras al ragazzo dai capelli rossi. «Quello che noi facciamo oggi sicuramente avrà un risultato nel tempo», ha continuato, «ti auguro che questa giornata ti rimanga nella memoria e nel cuore e che tu possa avere una vita serena, utile per te e per tutta la comunità». Al termine della mattinata il ragazzo ha poi ricevuto una benedizione speciale. È con gesti lenti e solenni che gli anziani hanno tirato la tenda dell’arca, la nicchia dove sono riposti i rotoli della legge (sefarim), ne hanno prelevato uno e con una breve processione lo hanno posato sull’altare perché fosse  letto pubblicamente. Il brano della Torah settimanale (Parasha), ha spiegato al termine il rabbino capo, li guardava la morte di Sara e la preoccupazione del marito Abramo di trovare un luogo di sepoltura degna e onorata alla moglie. Egli voleva infatti costituire la tomba di famiglia. Nei passi successivi, ha spiegato il rabbino capo, è stato presentato un altro aspetto del patriarca, quello di voler assicurare continuità alla propria vita, alla propria generazione. Per questo Abramo ha ordinato a un servo di andare in cerca di una moglie per suo figlio Isacco. Il brano, tratto dal libro della Genesi, era molto lungo: il ragazzo di 13 anni ne ha proclamata una parte, secondo il “rito” del Bar Mitzvà, e dopo di lui altri si sono alternati nella lettura, compreso Lerner. Intanto una donna, con voce sommessa, spiegava  ai vicini che tutti i libri sacri degli ebrei sono tenuti in grande rispetto, perciò quando sono vecchi e sgualciti non vengono gettati o bruciati, sarebbe un sacrilegio, ma sotterrati e conservati. [l.b.]

 
 
07/ 2002 articolo nel "Il Giorno" di M.Furlan su "I musulmani e l'8/ooo
 
24.12.2001 rivista ADISTA su mio articolo nell'Avvenire rel. al Digiuno proposto dal Papa n occasione di RAMADAN
 

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